In nome di Allah, il Misericordioso, il Benevolo
Úóäú ÃóÈöí ÇáúÌÇÑõæÏö ÞÇáó ÞõáúÊõ áÇÈöí ÌóÚúÝóÑ Úáíå ÇáÓøáÇã íóÇÈúäó ÑóÓõæáö Çááåö åóáú ÊóÚúÑöÝõ ãóæóÏøóÊí áóßõãú æóÇäúÞöØÇÚí Åáóíúßõãú æóãõæÇáÇÊí ÅíøÇßõãú¿ ÝÞÇáó: äóÚóãú ÝóÞõáúÊõ: ÝóÇöäøí ÃóÓúÃóáõßó ãóÓúÃóáóÉð ÊõÌíÈõäí ÝíåÇ ÝóÇöäøí ãóßúÝõæÝõ ÇáÈóÕóÑö Þóáöíáõ ÇáúãóÔúíö æóáÇ ÃóÓúÊóØöíÚõ ÒöíÇÑóÊóßõãú ßõáøó Ííä ÞÇáó: åÇÊö ÍÇÌóÊóßó¡ ÞõáúÊõ: ÃóÎúÈöÑúäí ÈöÏíäößó ÇáÐøí ÊóÏíäõ Çááåó ÚóÒøóæóÌóáøó Èöåö ÃóäúÊó æóÃóåúáõ ÈóíúÊößó áÇöóÏíäó Çááåó ÚóÒøóæóÌóáøó Èöåö ¡ ÞÇáó: Åöäú ßõäúÊó ÃóÞúÕóÑúÊó ÇáúÎõØúÈóÉó ÝóÞóÏú ÃóÚúÙóãúÊó ÇáúãóÓúÃóáóÉó¡ æÇááåö áóÃõÚúØöíóäøóß
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/ 1 / 34 Abu-l-jàrud dice: «Chiesi ad AbuJa´far [il quinto Imam]: “O figlio dell’Inviato d’Allah, sai forse che io vi voglio bene, nutro un sincero e profondo amore per voi, sono vostro fedele seguace?”. L’Imam rispose: “Certo!”. Dissi dunque: “Io ti farò una domanda e ti prego di rispondermi, poiché essendo cieco e non avendo il potere di camminare molto, non ho sempre la possibilità di venirvi a fare visita”. Egli disse: “Chiedi pure”. Dissi allora: “Fammi conoscere la tua religione, con la quale tu e la tua Famiglia ubbidite e vi sottomettete a Dio (sia glorificato e magnificato), affinché anche io possa sottomettermi a Lui (sia glorificato e magnificato) con essa”. L’Imam rispose: “Mi hai posto una domanda breve ma, allo stesso tempo, assai grande e importante. Giuro su Dio, che ti esporrò la mia religione e quella dei miei padri, con la quale ubbidiamo e ci sottomettiamo a Dio (sia glorificato e magnificato). Tale credo consiste nella testimonianza dell’unicità di Dio e del fatto che Muhammad è l’Inviato d’Allah; nell’ammettere la verità di ciò che il Profeta ha portato da parte di Dio, nell’amore per i nostri Imam, nell’odio verso i nostri nemici, nell’assoluta ubbidienza ai nostri ordini, nell’attesa del nostro Ga’im [il dodicesimo Imam], nel serio impegno [nell’eseguire i propri doveri e nell’astenersi da ciò che è proibito] e nella virtú”»{Al-kàfi 1: 34}
ÞÇáó ÇáÇãÇãõ ÇáúÈÇÞöÑõ Úáíå ÇáÓøáÇã ÅöÐÇ ÞÇãó ÞÇÆöãõäÇ æóÖóÚó íóÏóåõ Úóáì ÑõÄõÓö ÇáúÚöÈÇÏö ÝóÌóãóÚó Èöåö ÚõÞõæáóåõãú¡ æóßóãõáóÊú Èöåö ÃóÍúáÇãõåõãú¡ Ëõãøó ãóÏøó Çááåõ Ýí ÃóÈúÕÇÑöåöãú æóÃóÓúãÇÚöåöãú ÍóÊøì áÇ íóßõæäó Èóíúäóåõãú æóÈóíúäó ÇáúÞÇÆöãö ÍöÌÇÈñ íõÑíÏõ Ãóäú íõßóáøöãóåõãú ÝóíóÓúãóÚõæäó¡ æóíóäúÙõÑõæäó Åáóíúåö æóåõæó Ýí ãóßÇäöåö íæã ÇáÎáÇÕ
/ 269L’imam Muhammad Bâqir (A) disse Quando si solleverà il nostro Ga’im, metterà la mano sulla testa dei servi di Dio, riunendo i loro intelletti e perfezionandoli. Dopodiché il Signore potenzierà la loro vista e il loro udito, in modo tale che non vi sia piú alcun ostacolo tra loro e il Ga’im. In tal modo, quando vorrà parlare con loro, essi potranno sentirlo e vederlo [da ogni luogo] senza che egli si muova dal posto in cui si trova {Yaumu-l-khalàs: 269}